L’auto volante atterra nella realtà

Dal 1903, data di nascita del primo aeroplano, ci sono stati numerosi passi in avanti nella conquista dei cieli, come il primo moon-landing (1969), gli aerei supersonici o i droni (intesi come “aeromobili a pilotaggio remoto”) ma ancora nessuno era riuscito a mettere sul mercato un’automobile compatta in grado di volare: Terrafugia lo stà per fare!

Terrafugia è una compagnia di ingegneri che si è posta, nel 2006, l’obbiettivo di creare auto volanti ed ha annunciato la messa in commercio, entro il 2012, dell’automobile-aereo Transition.

Transition si presenta con un design leggero che nasconde il volume effettivo piuttosto ingombrante, che comunque permette il parcheggio in un grosso garage; Il problema della larghezza delle ali è stato risolto con due pannelli che la affiancano ai lati e, che all’occorrenza, possono aprirsi (in un tempo di 30 secondi) e diventare adatte al volo (estendendosi per ben 8 metri).
La macchina ha una lunga autonomia, che la rende capace di volare per 787 km ca.

Il costo, contro ogni aspettativa, si prevede abbastanza basso (per essere una macchina che vola, s’intende) e dovrebbe essere intorno ai 279.000 $; per essere guidata richiede la licenza di pilota* e, per adesso, è consentito l’utilizzo solo sul suolo (o meglio cielo) americano, nonostante la Terrafugia stia trattando con le autorità europee.

Odi il traffico? Ami volare? Transition sarà sicuramente il tuo nuovo sogno!

Specifiche notevoli selezionate da wired.co.uk:

Plane Facts
Road: 14.9km per litre
Flight range: 787km
Airspeed: 172-185kph
Wingspan: 8m
Safety: full-vehicle parachute

* La compagnia inoltre prevede corsi privati per aquisire la licenza adatta al pilotaggio di Transition.

Facebook mischia la carte in tavola per il 2012

Facebook si rinnova, e lo fa con stile (nonostante sia stato svalutato da Zeta Interactive).

Per quest’anno sembra che Zuckerberg abbia grandi progetti, sia per i suoi utenti, sia per i suoi guadagni;

Il 22 dicembre Facebook ha introdotto il servizio “Timeline” (tradotto in italiano con “diario”), cioè la nuova interfaccia grafica dei profili che ordina le azioni dell’utente in base alla data di pubblicazione in modo molto più chiaro di prima e rende le informazioni, specialmente quelle vecchie, più facili da reperire.
Questa operazione ha ovviamente risvolti molto più ampi che il semplice cambio di grafica e cioè una maggiore interattività con le inserzioni pubblicitarie e molte possibilità in più per il venditore di sfruttare le potenzialità pubblicitarie di Facebook (con delle modalità che non sono ancora molto chiare).

Uno studio fatto da Mashable mostra anche come l’attenzione dell’utente che guarda il nuovo “diario” sia molto più concentrata verso le informazioni personali rispetto al passato, nel quale venivano invece valorizzate le attività dell’utente.
{Colgo inoltre l’occasione per dire che in caso abbiate attivato il diario è impossibile tornare indietro, come per la maggior parte degli aggiornamenti, e chiunque vi proponga di riottenere il vostro vecchio profilo, non porta niente di buono}.

Inoltre Facebook verrà probabilmente quotato in borsa entro il prossimo Aprile, secondo la volontà del suo creatore, con una IPO (Initial Public Offering) da record pari alla cifra di 10 miliardi di dollari, per una valutazione del valore della società di 100 miliardi in totale.
L’obbiettivo dichiarato da Zuckerberg è quello di diventare una blue-chip, cioè una di quelle società con una forte stabilità ed una buona reputazione a livello internazionale, mantenendo bassissimo il numero di dipendenti (e sembra che per adesso ci stia riuscendo dato che ha 800 milioni di utenti e solo 3 mila dipendenti).

Sono tutte scuse!

Scusate! L’obbiettivo era di scrivere ALMENO una volta a settimana e adesso è quasi due mesi che non scrivo nulla, però posso discolparmi con alcune argomentazioni che vi espongo in seguito:

  • Lo studio, che, essendo io in quinta liceo, mi sta distruggendo.
  • La vita sociale, purtroppo esiste anche quella, e mi devo adeguare, partecipandovi.
  • Gli scout, quest’anno siamo in 5, e quindi tutti dobbiamo lavorare un sacco, senza contare che tra poco inizierò anche il servizio vero e proprio e avrò ancora meno tempo…
  • Alcuni progetti che ho nella mia scuola, come quello di tenere qualche(?) conferenza su internet, quello di fare un sito web per il giornalino della scuola.
  • Le solite “nerdate” di tutti i giorni (forse mi riesco a procurare del kevlar!).
  • Il fatto che, in realtà, sto lavorando notte e giorno per rendere questo spazio web indipendente e molto più bello e interattivo di quanto non lo sia adesso, imparando a fare video digitali, a scrivere in css3 e altre belle cosine che, se ci riuscirò, presto vedrete.

Detto questo spero che mi possiate perdonare per l’assenza (anche se nessuno legge quello che scrivo mi sembra giusto scusarmi) e prometto di iniziare nell’immediato futuro a lavorare al nuovo sito de “Le onde secondarie di Huygens” e, intanto, a scrivere gli articoli su questo spazio che ho a disposizione.
Grazie,
Nicola Pranzini

Visita a “Stazione futuro” e “Il futuro nelle mani”

Questo fine settimana sono stato a Torino (città incredibile, consigliato a tutti di andarci!), principalmente per vedere le mostre “Stazione futuro” e “Il futuro nelle mani”, presso le Officine Grandi Riparazioni.

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(Scusatemi la pessima qualità delle foto, ma avendo lasciato la scheda SD a casa sono stato costretto a farle con il tablet)

Stazione Futuro
La mostra nonostante, per il lettore assiduo di Wired che sono, sapesse un po di già visto, è stata molto interessante; il locale nella quale è allestita l’esposizione è arredato alla maniera della rivista e anche gli argomenti sono all’altezza, dato che sono più o meno gli stessi affrontati nel mensile nell’ultimo anno.

In Stazione Futuro, come dice il nome, gli argomenti sono affrontati in maniera abbastanza all’avanguardia; il visitatore è guidato da strisce sul pavimento (che ricordano vagamente le piste di un circuito) attraverso schermi luminosi composti di LED che offrono panoramiche sui dati, ologrammi di personaggi esperti nei vari campi che spiegano i loro progetti e dispositivi di realtà aumentata che servono soprattutto a stupire lo spettatore.

Il futuro nelle mani
L’esposizione di scultura in questione mi ha molto sorpreso; ci sono andato quasi solo per il fatto che era accanto a “Stazione Futuro” ma sono veramente felice di averla vista, dato che si è rivelata interessante quasi quanto la mostra di Wired.

Prima di arrivare all’esposizione vera e propria, c’è una lunga opera configurata come un corridoio, attraverso il quale è necessario passare per arrivare a “Il futuro nelle mani” dove, da un lato è proiettato un filmato e, dall’altro, si trovano una serie di specchi deformanti che distorcono l’immagine; ho rischiato di svenire in questo corridoio!
Nella sala, molto scura e con poche luci soffuse, si trovano opere d’arte moderna di vario tipo: dal design di oggetti di uso comune a quadri a sculture.
Lascio alle foto il compito di raccontare le arti visive.

Stampanti 3D: articolo e video da “stazione futuro”

Sono in treno (avrei la connessione, ma non mi mandano l’sms con le credenziali d’accesso, i maledetti!), e quindi non posso aggiungere fonti o verificare le mie conoscenze come faccio di solito.

Lggendo Wired Uk ho trovato un’articolo su una speciale stampante 3D e mi sono reso conto di non aver ancora mai parlato di dispositivi reali, o di nuove tecnologie, su questo blog, nonstante fosse la mia intenzione fin dal’inizio.
Le stampanti 3D, contrariamente a quanto molti credano, sono periferiche già esistenti in varie forme.
Per chi non conoscesse e non riuscisse nemmeno ad immaginarsi oggetti di questo tipo, racconto brevemente di cosa si tratta: una stampante 3D è un dispositivo che, collegato ad un computer che possiede i giusti programmi, è capace di creare opere fisiche del quale sia stato fatto un rendering in 3D in precedenza; queste speciali stampanti sono già in grado di realizzare molti oggetti come bottiglie, ciotole, e anche oggetti molto più complessi.

Dopo questa breve introduzione volevo raccontarvi l’articolo che mi ha dato lo spunto per queste righe.
In egitto, Markus Kayser ha creato una stampante 3D a zero emisioni e a (quasi) zero consumi; Ponendosi la domanda “e se dovessi stamapre un oggetto nel deserto?”, Markus, ha sfruttato l’energia solare per ricavare l’elettricità necessaria a tutto l’impianto e la sabbia come materia prima (ed attualmente unica) per creare i suoi oggetti.
Nella macchina il modello virtuale in 3D viene suddiviso in livelli, che, nella realizzazione dell’oggetto reale, saranno i livelli sul quale verrà depositata sabbia fusa a ±1500°; così, livello dopo livello l’opera prende forma. Il processo si conclude in più o meno 5 ore, ma, al variare delle dimensioni dell’oggetto, ovviamente il tempo cambia di conseguenza.
Il funzionamento è generalmente lo stesso di qualsiasi altra stampante 3D, ma questo modello è decisamente meglio per il fatto che si può usare nel bel mezzo del deserto (e quasi solo lì, dato che dipende molto dalla potenza del sole)!

-Adesso sono in albergo e posto l’articolo scritto in treno; inoltre sono venuto a Torino per vedere le mostre “stazione futuro” e “il futuro nelle mani” e, ironia della sorte, ho osservato una stampante 3D per la prima volta; pensando all’articolo l’ho subito registrata! A voi il video!

Star Rats: il palindromo di Ortolani

Nel 2005 compravo, ignaro del mio “errore”, in edicola il mio primo numero di Rat-Man; dico “errore” perché quell’acquisto mi portò ad alleggerire di molto le mie tasche in pochi anni.

Il numero (speciale) in questione era “Star Rats – Episodio I – Una Grande Minaccia”, la parodia di Star Wars (Prequel trilogy) disegnata da Leo Ortolani.

Oggi, a distanza di 6 anni, mi capita di comprare “Star Rats – Episodio IV – Un’esile speranza”, il primo numero della saga di Leonardo.
Io non sapevo affatto del’esistenza di questo numero speciale di Rat Man, nonostante sia stato stampato per la prima volta nel lontano 1999, e sono rimasto piacevolmente colpito nel vederlo in edicola.

La storia narra di Granello, un abitante del pianeta Desertia, decide di non voler essere “solo” un’altro dei Rat-Man, i portatori della “maschera con le orecchie da ratto”, ma di diventare un Cavaliere dell’oroscopo.

La storia, come ho già detto, è una parodia di Star Wars (dei primi 3, in ordine cronologico) e, senza raccontare nulla delle vicende, mi limito ad esporre le mie impressioni.

Leo Ortolani è sempre capace di strappare un sorriso, ma alcune volte lo fa meglio di altre: in questa è riuscito piuttosto bene!
La storia è abbastanza semplice da permettere una lettura disimpegnata, ma abbastanza complessa da risultare avvincente; inoltre il potenziale comico del volumetto è buono (sebbene sia inferiore ad altri, come 299+1 e Avarat, per restare in tema di parodie).

Nel complesso, a mio avviso, non è una delle storie migliori di Leo Ortolani, ma è abbastanza buona e divertente.

QUI una descrizione dettagliata della storia, dei personaggi e dalla realizzazione di “Star Rats – Episodio IV – Un’esile speranza”.

Linux day 2011 Firenze

Oggi, dopo una lunga pausa di meditazione non prevista (sempre a causa dei troppi impegni), voglio scrivere del Linux day 2011 e, in particolare, di quello svoltosi a Firenze il 22/10/2011.

Quest’evento, come l’anno scorso, si è svolto nei locali di una scuola superiore di secondo grado: l’ISIS Leonardo Da Vinci. 

Il problema di questi Linux day, ai quali ho già partecipato altri anni, sta nella base con il quale viene pensato; ci sono sostanzialmente 2 punti che non vanno:

  • Il linux day è pensato per la gente che non conosce linux, e quindi non sa che esiste questo particolare evento.
  • Il linux day è pensato per la gente che non conosce linux, e quindi risulta piuttosto noioso e scontato per chi è già da un po nell’ambiente.

In sostanza è utile per i nuovi, e potenziali, “adepti” di linux, ma di scarsa utilità per gli utenti (anche poco) più esperti; ma i newbie, alla quali sarebbe rivolto, come già detto, non vengono.

Infatti, anche quest’anno, le uniche persone presenti erano quelle nella fascia media (relativa al livello di conoscenza di Linux), che non avevano un gran bisogno di un giorno dedicato a Linux, ma che si sono comunque interessate.

Resoconto:
Sono arrivato al Leonardo da Vinci solo per l’inizio del discorso “Mozilla, il nuovo ciclo di rilascio e le iniziative future”; una panoramica ben costruita delle prospettive future e dei progetti al di fuori di Firefox e Thunderbird.

Subito dopo è iniziato il racconto di Franco Pirri “L’informatica fiorentina dagli anni settanta ad oggi” che, oltre a raccontare in breve il progresso del mondo di Internet e di come il narratore abbia dato il suo contributo, voleva anche essere una sorta di lezione di vita su come sfondare e fondare società come quelle di Larry Page (& Serge Brin), Mark Zuckerberg o Bill Gates. Discorso molto interessante, ma un po fine a se stesso.

Dopo pranzo, nel pomeriggio, ho assistito alla presentazione di alcune nuove librerie di KiCAD nei discorsi “La progettazione domotica con strumentini open source” e “Software libero per la progettazione elettronica”; è giusto dire che la parte nel pomeriggio era strutturata un pò più per l’utenza avanzata, e non per i newbie.

Tirando le conclusioni posso dirmi mediamente soddisfatto da questo Linux Day, dove, tra argomenti facili e medi mancavano solo quelli difficili (che non avrei comunque capito) e dove l’unica cosa che mancava, e della quale si sentiva veramente la mancanza, era la partecipazione….