Iris van Herpen – A modern designer

Ho letto oggi, nella versione italiana di Wired, di una stilista olandese che, al lavoro fatto a mano della tessitura, alterna (senza però sostituire) la progettazione e il design di vestiti pensati in comunione con l’utilizzo di materiali di nuova generazione e lavorati con tecniche non convenzionali.

Iris van Herpen è stata inoltre responsabile dell’introduzione della stampa 3D (ne ho già parlato in quest altro articolo) nel mondo della moda. L’artista modella gli abiti sul corpo di una modella virtuale e, a lavoro finito, affida la realizzazione ad una ditta specializzata.

“The 3D prints only added to that other much-heard term to describe Van Herpen’s style: futuristic.” – Wikipedia

Nonostante il largo utilizzo che fa della tecnologia di stampa tridimensionale, Iris afferma di stare attenta a non staccarsi troppo dalle origini e dal lavoro fatto a mano, per non perdere il concetto di arte.

“For me fashion is an expression of art that is very close related to me and to my body. I see it as my expression of identity combined with desire, moods and cultural setting. 

In all my work I try to make clear that fashion is an artistic expression, showing and wearing art, and not just a functional and devoid of content or commercial tool. With my work I intend to show that fashion can certainly have an added value to the world,  that it is timeless and that its consumption can be less important then its beginning. Wearing clothing creates an exciting and imperative form of self-expression. ‘Form follows function’  is not a slogan with which I concur. On the contrary, I find that forms complement and change the body and thus the emotion. Movement, so essential to and in the body, is just as important in my work. By bringing form, structure and  materials together in a new manner, I try to suggest and realize optimal tension and movement.” – Isir van Herpen

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Arduino, la piattaforma hardware open-source di Banzi

Bentornati! Oggi vi introduco ad un oggetto interessantissimo sotto vari aspetti: Arduino.

Nonostante alla vista possa apparire esattamente uguale a tutti gli altri circuiti che siamo abituati a vedere quando smontiamo un frullatore o un telecomando, questa piccola scheda possiede delle potenzialità sia nel campo dell’elettronica, sia in quello dell’informatica, sia in quello della rivoluzione sociale.

La descrizione che possiamo leggere dal sito ufficiale è:

Arduino is an open-source electronics prototyping platform based on flexible, easy-to-use hardware and software. It’s intended for artists, designers, hobbyists, and anyone interested in creating interactive objects or environments.

Per chi fosse totalmente a digiuno di inglese (spero che chiunque riesca comunque a leggere queste poche e facilissime righe!) viene detto che Arduino è una scheda open-source di facile utilizzo sia nell’hardware che nel software e che è pensata per una vasta categoria di persone, che non devono necessariamente avere profonde conoscenze di informatica o di elettronica.

Per open-source, generalmente riferendosi a programmi, codici o contenuti multimediali, s’intende “liberamente scaricabile da internet, modificabile ed utilizzabile”.
Wikipedia lo definisce così:

In informatica, open source […] indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l’applicazione di apposite licenze d’uso.

Per fare alcuni esempi Firefox, VLC, gimp, l’interfaccia GNOME, APACHE web server e tutti i sistemi della famiglia linux (Ubuntu, Kubuntu, Backtrack, dsl, Android etc.) sono programmi di questo tipo.

L’innovazione di Arduino è che, nonostante sia open-source, NON è un software, ma un oggetto reale. Da internet si possono perciò scaricare tutte le informazioni per costruirne una senza dover pagare niente al creatore, ma solo i componenti, abbattendo così i costi ed entrando a far parte della grande comunità che circonda la piattaforma.

Questa scheda programmabile usa un codice particolarmente semplice (derivato da Processing) cosicché sia facile utilizzarla per tutti, esperti di informatica e non.

I progetti disponibili che sfruttano questa scheda sono ormai infiniti e la maggior parte di essi sono disponibili gratuitamente online.
Questi progetti comprendono stampanti 3D, piante che twittano i loro bisogni, droni militari, sistemi domotici, robotici e moltissimo altro.

Una conferenza del creatore di Arduino, Massimo Banzi, QUI:
Massimo Banzi: Come Arduino rende open-source l’immaginazione

Questo articolo spero possa essere il primo di una lunga lista di scritti nei quali inserirò descrizioni di interessanti progetti e proporrò vari esperimenti con schede Arduino Duemilanove!

Colgo l’occasione per annunciare l’apertura di un altro blog, questa volta gestito con un amico, che spero andrete a vedere a tempo debito!

L’auto volante atterra nella realtà

Dal 1903, data di nascita del primo aeroplano, ci sono stati numerosi passi in avanti nella conquista dei cieli, come il primo moon-landing (1969), gli aerei supersonici o i droni (intesi come “aeromobili a pilotaggio remoto”) ma ancora nessuno era riuscito a mettere sul mercato un’automobile compatta in grado di volare: Terrafugia lo stà per fare!

Terrafugia è una compagnia di ingegneri che si è posta, nel 2006, l’obbiettivo di creare auto volanti ed ha annunciato la messa in commercio, entro il 2012, dell’automobile-aereo Transition.

Transition si presenta con un design leggero che nasconde il volume effettivo piuttosto ingombrante, che comunque permette il parcheggio in un grosso garage; Il problema della larghezza delle ali è stato risolto con due pannelli che la affiancano ai lati e, che all’occorrenza, possono aprirsi (in un tempo di 30 secondi) e diventare adatte al volo (estendendosi per ben 8 metri).
La macchina ha una lunga autonomia, che la rende capace di volare per 787 km ca.

Il costo, contro ogni aspettativa, si prevede abbastanza basso (per essere una macchina che vola, s’intende) e dovrebbe essere intorno ai 279.000 $; per essere guidata richiede la licenza di pilota* e, per adesso, è consentito l’utilizzo solo sul suolo (o meglio cielo) americano, nonostante la Terrafugia stia trattando con le autorità europee.

Odi il traffico? Ami volare? Transition sarà sicuramente il tuo nuovo sogno!

Specifiche notevoli selezionate da wired.co.uk:

Plane Facts
Road: 14.9km per litre
Flight range: 787km
Airspeed: 172-185kph
Wingspan: 8m
Safety: full-vehicle parachute

* La compagnia inoltre prevede corsi privati per aquisire la licenza adatta al pilotaggio di Transition.

Facebook mischia la carte in tavola per il 2012

Facebook si rinnova, e lo fa con stile (nonostante sia stato svalutato da Zeta Interactive).

Per quest’anno sembra che Zuckerberg abbia grandi progetti, sia per i suoi utenti, sia per i suoi guadagni;

Il 22 dicembre Facebook ha introdotto il servizio “Timeline” (tradotto in italiano con “diario”), cioè la nuova interfaccia grafica dei profili che ordina le azioni dell’utente in base alla data di pubblicazione in modo molto più chiaro di prima e rende le informazioni, specialmente quelle vecchie, più facili da reperire.
Questa operazione ha ovviamente risvolti molto più ampi che il semplice cambio di grafica e cioè una maggiore interattività con le inserzioni pubblicitarie e molte possibilità in più per il venditore di sfruttare le potenzialità pubblicitarie di Facebook (con delle modalità che non sono ancora molto chiare).

Uno studio fatto da Mashable mostra anche come l’attenzione dell’utente che guarda il nuovo “diario” sia molto più concentrata verso le informazioni personali rispetto al passato, nel quale venivano invece valorizzate le attività dell’utente.
{Colgo inoltre l’occasione per dire che in caso abbiate attivato il diario è impossibile tornare indietro, come per la maggior parte degli aggiornamenti, e chiunque vi proponga di riottenere il vostro vecchio profilo, non porta niente di buono}.

Inoltre Facebook verrà probabilmente quotato in borsa entro il prossimo Aprile, secondo la volontà del suo creatore, con una IPO (Initial Public Offering) da record pari alla cifra di 10 miliardi di dollari, per una valutazione del valore della società di 100 miliardi in totale.
L’obbiettivo dichiarato da Zuckerberg è quello di diventare una blue-chip, cioè una di quelle società con una forte stabilità ed una buona reputazione a livello internazionale, mantenendo bassissimo il numero di dipendenti (e sembra che per adesso ci stia riuscendo dato che ha 800 milioni di utenti e solo 3 mila dipendenti).

Visita a “Stazione futuro” e “Il futuro nelle mani”

Questo fine settimana sono stato a Torino (città incredibile, consigliato a tutti di andarci!), principalmente per vedere le mostre “Stazione futuro” e “Il futuro nelle mani”, presso le Officine Grandi Riparazioni.

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(Scusatemi la pessima qualità delle foto, ma avendo lasciato la scheda SD a casa sono stato costretto a farle con il tablet)

Stazione Futuro
La mostra nonostante, per il lettore assiduo di Wired che sono, sapesse un po di già visto, è stata molto interessante; il locale nella quale è allestita l’esposizione è arredato alla maniera della rivista e anche gli argomenti sono all’altezza, dato che sono più o meno gli stessi affrontati nel mensile nell’ultimo anno.

In Stazione Futuro, come dice il nome, gli argomenti sono affrontati in maniera abbastanza all’avanguardia; il visitatore è guidato da strisce sul pavimento (che ricordano vagamente le piste di un circuito) attraverso schermi luminosi composti di LED che offrono panoramiche sui dati, ologrammi di personaggi esperti nei vari campi che spiegano i loro progetti e dispositivi di realtà aumentata che servono soprattutto a stupire lo spettatore.

Il futuro nelle mani
L’esposizione di scultura in questione mi ha molto sorpreso; ci sono andato quasi solo per il fatto che era accanto a “Stazione Futuro” ma sono veramente felice di averla vista, dato che si è rivelata interessante quasi quanto la mostra di Wired.

Prima di arrivare all’esposizione vera e propria, c’è una lunga opera configurata come un corridoio, attraverso il quale è necessario passare per arrivare a “Il futuro nelle mani” dove, da un lato è proiettato un filmato e, dall’altro, si trovano una serie di specchi deformanti che distorcono l’immagine; ho rischiato di svenire in questo corridoio!
Nella sala, molto scura e con poche luci soffuse, si trovano opere d’arte moderna di vario tipo: dal design di oggetti di uso comune a quadri a sculture.
Lascio alle foto il compito di raccontare le arti visive.

Stampanti 3D: articolo e video da “stazione futuro”

Sono in treno (avrei la connessione, ma non mi mandano l’sms con le credenziali d’accesso, i maledetti!), e quindi non posso aggiungere fonti o verificare le mie conoscenze come faccio di solito.

Lggendo Wired Uk ho trovato un’articolo su una speciale stampante 3D e mi sono reso conto di non aver ancora mai parlato di dispositivi reali, o di nuove tecnologie, su questo blog, nonstante fosse la mia intenzione fin dal’inizio.
Le stampanti 3D, contrariamente a quanto molti credano, sono periferiche già esistenti in varie forme.
Per chi non conoscesse e non riuscisse nemmeno ad immaginarsi oggetti di questo tipo, racconto brevemente di cosa si tratta: una stampante 3D è un dispositivo collegato ad un computer che è capace di creare stampe fisiche del quale sia stato fatto un rendering in 3D in precedenza; queste speciali stampanti sono già in grado di realizzare molte stampe come bottiglie, ciotole, e anche oggetti molto più complessi.

Dopo questa breve introduzione volevo raccontarvi la pubblicazione di Wired che mi ha dato lo spunto per l’articolo.
In egitto, Markus Kayser ha creato una stampante 3D a zero emisioni e a (quasi) zero consumi; Ponendosi la domanda “e se dovessi stamapre un oggetto nel deserto?”, Markus, ha sfruttato l’energia solare per ricavare l’elettricità necessaria a tutto l’impianto e la sabbia come materia prima (ed attualmente unica) per creare i suoi oggetti.
Nella macchina il modello virtuale in 3D viene suddiviso in livelli, che, nella realizzazione dell’oggetto reale, saranno i livelli sul quale verrà depositata sabbia fusa a ±1500°; così, livello dopo livello l’opera prende forma. Il processo si conclude in più o meno 5 ore, ma, al variare delle dimensioni dell’oggetto, ovviamente il tempo cambia di conseguenza.
Il funzionamento è generalmente lo stesso di qualsiasi altra stampante 3D, ma questo modello è decisamente meglio per il fatto che si può usare nel bel mezzo del deserto (e quasi solo lì, dato che dipende molto dalla potenza del sole)!

-Adesso sono in albergo e posto l’articolo scritto in treno; inoltre sono venuto a Torino per vedere le mostre “stazione futuro” e “il futuro nelle mani” e, ironia della sorte, ho osservato una stampante 3D per la prima volta; pensando all’articolo l’ho subito registrata! A voi il video!

Star Rats: il palindromo di Ortolani

Nel 2005 compravo, ignaro del mio “errore”, in edicola il mio primo numero di Rat-Man; dico “errore” perché quell’acquisto mi portò ad alleggerire di molto le mie tasche in pochi anni.

Il numero (speciale) in questione era “Star Rats – Episodio I – Una Grande Minaccia”, la parodia di Star Wars (Prequel trilogy) disegnata da Leo Ortolani.

Oggi, a distanza di 6 anni, mi capita di comprare “Star Rats – Episodio IV – Un’esile speranza”, il primo numero della saga di Leonardo.
Io non sapevo affatto del’esistenza di questo numero speciale di Rat Man, nonostante sia stato stampato per la prima volta nel lontano 1999, e sono rimasto piacevolmente colpito nel vederlo in edicola.

La storia narra di Granello, un abitante del pianeta Desertia, decide di non voler essere “solo” un’altro dei Rat-Man, i portatori della “maschera con le orecchie da ratto”, ma di diventare un Cavaliere dell’oroscopo.

La storia, come ho già detto, è una parodia di Star Wars (dei primi 3, in ordine cronologico) e, senza raccontare nulla delle vicende, mi limito ad esporre le mie impressioni.

Leo Ortolani è sempre capace di strappare un sorriso, ma alcune volte lo fa meglio di altre: in questa è riuscito piuttosto bene!
La storia è abbastanza semplice da permettere una lettura disimpegnata, ma abbastanza complessa da risultare avvincente; inoltre il potenziale comico del volumetto è buono (sebbene sia inferiore ad altri, come 299+1 e Avarat, per restare in tema di parodie).

Nel complesso, a mio avviso, non è una delle storie migliori di Leo Ortolani, ma è abbastanza buona e divertente.

QUI una descrizione dettagliata della storia, dei personaggi e dalla realizzazione di “Star Rats – Episodio IV – Un’esile speranza”.